ME

Disordinata all’inverosimile e distratta come pochi,Isabella passerebbe le giornate a poltrire scribacchiando e leggendo Harry Potter. Smistata a Corvoneroi'm in ravenclaw! , - Wit beyond measure is man’s greatest treasure - anche lei,come Hermione,è una gran rompiballe e ha il terrore di infrangere le regole…ma quando lo fa,ne combina di tutti i colori. Dulcis in fundo ,tutti la considerano PAZZA.  

 

My best friend says


Ricorda che se un giorno i nostri sogni ci porteranno lontano per chilometri,il nostro cuore ci apparterrà per sempre; perché la vera amicizia ha braccia così lunghe da tenersi unite in ogni parte del mondo. TVB, Amelia

 

Harry Potter e il Principe Mezzosangue


 

La donna chiamata Narcissa arrivò alla sommità dell’argine,dove dove una fila di vecchie sbarre separava il fiume da una stretta stradina acciottolata. L’altra donna,Bella,la raggiunse all’istante. Rimasero fianco a fianco a guardare le file di fatiscenti case di mattoni oltre la strada,oltre le finestre tetre e cieche nell’oscurità.

“Abita qui?” chiese Bella sprezzante. Qui ? In questo letamaio Babbano? Saremo le prime della nostra razza a mettere piede….”

Ma Narcissa non la ascoltava: era scivolata in un varco tra le sbarre arrugginite e già attraversava la strada di corsa.

“Cissy,aspetta!”

Bella seguì Narcissa,col mantello che le fluttuava alle spalle,e la vide sfrecciare in un vicolo per finire in una seconda via quasi identica.

 


Bellatrix si fece avanti in modo da sovrastarli e posò la punta della bacchetta sulle loro mani intrecciate.

Narcissa parlò.

“Severus,vuoi tu vegliare su mio figlio Draco nel suo tentativo di adempiere ai voleri del Signore Oscuro?”

“Lo voglio” rispose Piton.

Una lingua sottile di fiamma brillante scivolò dalla bacchetta e si avvolse attorno alle loro mani come un filo incandescente.

“E vuoi tu,al massimo delle tue capacità,proteggerlo da ogni pericolo?”

“Lo voglio” disse Piton.

Una seconda lingua di fiamma scaturì dalla bacchetta e si intrecciò alla prima,formando una sottile catena ardente.

“E se dovesse rendersi necessario… se Draco dovesse fallire…” sussurrò Narcissa, “vuoi tu portare a compimento l’impresa che il Signore Oscuro ha ordinato a Draco di eseguire?”.

Ci fu un attimo di silenzio. Bellatrix li guardava,la bacchetta sopra le loro mani intrecciate,gli occhi spalancati.

“Lo voglio” disse Piton.

Il volto stupefatto di Bellatrix si accese di rosso nel bagliore di una terza lingua di fiamma,che esplose dalla bacchetta,si aggiunse alle altre e si strinse attorno alle loro mani intrecciate,come una fune,come un feroce serpente.


Harry grugnì nel sonno e il suo viso scivolò di qualche centimetro lungo il vetro,inclinandogli ancora di più gli occhiali,ma lui non si destò. Una sveglia che aveva riparato parecchi anni prima ticchettava sonora sul davanzale, indicando le undici meno un minuto. Accanto alla sveglia,fermo sotto la sua mano abbandonata,c’era un foglio di pergamena coperto da una grafia sottile e obliqua. Harry aveva letto quella lettera tante volte da quando era arrivata tre giorni prima che,sebbene alla consegna fosse arrotolata in un cilindro ben stretto,ormai era decisamente piatta.

 


Ancora una volta la mano di Hermione fu la più veloce.

“E’ Pozione Polisucco, signore” rispose.

Anche Harry aveva riconosciuto la sostanza fangosa che bolliva lenta nel secondo calderone,ma non si irritò con Hermione per essersi presa il merito di rispondere; dopotutto era stata lei a prepararla quando facevano ancora il secondo anno.

“Eccellente,eccellente! Ora,questa qui… si,mia cara?”chiese Lumacorno piuttosto sorpreso quando la mano di Hermione si levò di nuovo in aria.

“E’ Amortentia!”

“Lo è. Sembra quasi sciocco chiederlo” ,continuò Lumacorno,decisamente colpito, “ma immagino che tu sappia che effetti ha…”

“E’ il filtro d’amore più potente del mondo!” ,rispose Hermione.

“Esatto! L’hai riconosciuta,immagino,dalla sua tipica luminosità madreperlacea…”

“E dal vapore che sale in caratteristiche spirali…” proseguì Hermione con entusiasmo, “…e dovrebbe avere un odore diverso per ciascuno di noi, a seconda di ciò che ci attrae,e io sento aroma di erba appena tagliata e pergamena nuova e…”

Ma arrossì e non finì la frase.

“Posso chiederti come ti chiami,mia cara?” domandò Lumacorno,ignorando l’imbarazzo di Hermione.

“Hermione Granger,signore”.

“Granger? Granger? Possibile che tu sia imparentata con Hector- Dagworth-Granger, che ha fondato la Straordinaria Società dei Pozionanti?”

“No,non credo,signore. Sono Babbana di nascita”.


“Stavi per invitare me?” chiese Ron in tutt’altro tono.

“Si” rispose Hermione, adirata. “Ma se preferisci che esca con McLaggen…”

Ci fu una pausa durante la quale Harry continuò a pestare il baccello elastico con una paletta.

No che non preferisco” ,bisbigliò Ron.

Harry mancò il baccello e colpì la ciotola,che andò in pezzi.

“Reparo”,ordinò subito,picchiettando i frammenti con la bacchetta,e la ciotola tornò integra. Ma il fracasso evidentemente ricordò a Ron e Hermione che Harry era a un passo da loro . Hermione apparve turbata e cominciò subito a cercare la sua copia di Alberi Carnivori del Mondo per scoprire il modo corretto di spremere i baccelli di Pugnacio; da parte sua,Ron era imbarazzato,ma anche compiaciuto.

“Dammelo,Harry” ,disse Hermione premurosa, “dice che dovremmo forarlo con qualcosa di aguzzo…”

Harry le passò la ciotola con il baccello,sia lui che Ron si rimisero a posto gli occhiali protettivi e ripresero ad aggredire il ceppo.

 


“E Merope? Lei…lei morì,vero? Voldemort non stava in orfanotrofio?”

“Si” ,disse Silente. “Dobbiamo tirare un po’ a indovinare,anche se è difficile immaginare cosa accadde. Vedi,pochi mesi dopo la fuga, Tom Riddle ricomparve nella sua dimora di Little Hangleton senza la moglie. Nel vicinato corse voce che raccontasse di essere stato ‘ingannato’ e ‘truffato’. Certamente voleva dire che aveva subito un incantesimo che poi era cessato,anche se dubito che abbia osato ricorrere a queste precise parole per timore di essere preso per pazzo. Tuttavia gli abitanti del villaggio ne dedussero che Merope aveva mentito a Tom Riddle, fingendo di aspettare un bambino da lui, e che lui l’aveva sposata per questo”.

“Ma lei lo ebbe,un bambino da lui”

“Si,ma solo un anno dopo il matrimonio. Tom Riddle la lasciò quando lei era ancora incinta”.

“Che cosa successe?” chiese Harry. “Perché il filtro d’amore smise di funzionare?”

“Sono di nuovo ipotesi” rispose Silente, “ma io credo che Merope,che era profondamente innamorata del marito,non abbia potuto sopportare di tenerlo suo schiavo con mezzi magici . penso che abbia deciso di non dargli più la pozione. Forse,infatuata com’era , si era convinta che ormai lui la ricambiasse. Forse pensò che sarebbe rimasto per amore del bambino. Se era così,si sbagliava in entrambi i casi. Lui la lasciò,non la rivide più, e non si diede mai la pensa di scoprire cosa ne era stato di suo figlio”.

Il cielo fuori era nero come l’inchiostro e le lampade nello studio sembravano brillare più ardenti di prima.


 

“Ah,Sibilla, siamo tutti convinti che la nostra materia sia la più importante!” intervenne una voce sonora,e Lumacorno comparve all’altro fianco della professoressa Cooman,molto rosso in viso,il cappello di velluto un po’ storto,un bicchiere di idromele in una mano e un enorme pasticcio di carne nell’altra. “Ma io non credo di aver mai conosciuto una persona così portata per le Pozioni!” ,continuò,guardando Harry con occhi affettuosi e arrossati. “Ha istinto,sai…come sua madre! Ho insegnato solo a pochi ragazzi così dotati… Ma si,perfino Severus…”.

E,con orrore di Harry,Lumacorno tese un braccio e parve trarre Piton fuori dal nulla,trascinandolo verso di loro.

“Smettila di nasconderti e vieni con noi,Severus!” ,singultì Lumacorno allegramente. “Stavo parlando delle straordinarie capacità di Harry in Pozioni! Un po’ di merito è tuo,ovviamente,sei stato il suo insegnante per cinque anni!”.

In trappola,col braccio di Lumacorno attorno alle spalle,Piton guardò Harry dall’alto del suo naso adunco,gli occhi neri ridotti a fessure.

“Buffo,non ho mai avuto l’impressione di riuscire ad insegnare alcunché a Potter”.

 


“Quindi tu non sei il Prescelto?” domandò Scrimgeour.

“Ha detto che non importava”,rise Harry,amaro. “Non a lei,comunque”.

“Non avrei dovuto dirlo” fece Scrimgeour in fretta. “Sono stato insensibile…”

“No,è stato onesto” lo corresse Harry. “E’ una delle poche cose oneste che mi ha detto. A lei non importa che io viva o muoia,le interessa solo che la aiuti a convincere tutti che state vincendo la guerra contro Voldemort. Non ho dimenticato,Ministro…”

Alzò il pugno destro. Bianche e lucide sul dorso della mano gelata c’erano le cicatrici delle parole che Dolores Umbridge lo aveva costretto a incidere nella sua stessa carne: Non devo dire bugie.

“Non ricordo di averla vista correre in mia difesa quando cercavo di dire a tutti che Voldemort era tornato. Il Ministero non aveva tanta voglia di fare amicizia, l’anno scorso”.


Draco Malfoy gli dava le spalle,aggrappato con le mani ai lati del lavandino,la testa quasi bianca china in avanti.

“No” ,gemette la voce di Mirtilla Malcontenta da uno dei cubicoli. “No… dimmi che cosa c’è che non va…io posso aiutarti…”

“Nessuno può aiutarmi” rispose Malfoy.

Stava tremando. “Non posso farlo… non posso… Non funzionerà…E se non lo faccio presto… dice che mi ucciderà…”

Harry rimase come fulminato. Malfoy stava piangendo: le lacrime scorrevano sul volto pallido e dentro il lavandino sudicio. Malfoy singhiozzò e deglutì; poi,con un gran brivido,guardò lo specchio incrinato e vide Harry che lo fissava al di sopra della sua spalla.

Si voltò di scatto ed estrasse la bacchetta.

 


Harry guardò in basso e vide il riflesso della sua bacchetta sulla distesa nera. La barca scavava increspature profonde nella superficie vitrea,solchi nello specchio scuro…

E poi Harry la vide,bianca come il marmo,galleggiare pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua.

“Professore!” esclamò,e la sua voce spaventata echeggiò sonora nel silenzio pesante.

“Si,Harry?”

“Credo di aver visto una mano…una mano umana!”

“Si,esatto” rispose Silente,tranquillo.

Harry guardò di nuovo nell’acqua,in cerca della mano,e una sensazione di nausea gli salì in gola.


Silente bevve,come se Harry gli stesse offrendo un antidoto ma nel vuotare il calice cadde in ginocchio,scosso da tremiti incontrollabili.

“E’ tutta colpa mia,colpa mia”,singhiozzò, “Ti prego fallo smettere, so che ho sbagliato,oh,ti prego fallo smettere e io mai,mai più…”

“Questo lo farà smettere,professore” rispose Harry con la voce spezzata,versandogli in bocca il settimo bicchiere di pozione. Silente si rannicchiò come se invisibili torturatori lo circondassero;agitando la mano fece quasi cadere il calice colmo dalle dita tremanti di Harry e intanto gemeva: “Non far del male a loro,ti prego,ti prego,è colpa mia,fai male a me,invece…”


“Che cosa è successo?” chiese Silente. “Rosmerta,cosa c’è che non va?”

“Il…il Marchio Nero,Albus”.

E indicò il cielo su Hogwarts. Il terrore s’impadronì di Harry… Si voltò a guardare.

Sospeso nel buoi sopra la scuola c’era il vivido teschio verde con la lingua di serpe il marchio lasciato dai Mangiamorte tutte le volte che entravano in un edificio….tutte le volte che uccidevano…

“Quando è comparso?” domandò Silente,e cercò di rialzarsi stringendo dolorosamente la spalla di Harry.

 


“Tu hai il coraggio di usare i miei incantesimi contro di me,Potter? Sono stato io a inventarli…Io,il Principe Mezzosangue! E tu rivolti le tue invenzioni contro di me,come il tuo schifoso padre? Non credo… no!”

Harry si era tuffato per recuperare la bacchetta; Piton la colpì con una fattura e quella volò a parecchi metri di distanza e sparì nel buio.

“Mi uccida, allora”,ansimò Harry. Non provava paura,ma solo rabbia e disprezzo. “Mi uccida come ha ucciso lui,vigliacco…”

“NON…” urlò Piton ,e il suo viso si fece all’improvviso folle,disumano,come se provasse tanto dolore quanto il cane che guaiva e ululava rinchiuso nella casa incendiata alle loro spalle, “CHIAMARMI VIGLIACCO!”

E sferzò l’aria: Harry sentì come una frusta incandescente colpirlo in volto e fu scaraventato di nuovo al suolo.

 

 

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Isabella’s passions

IL BOLIDE :

La mia prima macchinina,
che mi ha scarrozzato fino allo scorso
Natale,quando dopo una cena con i miei a casa di mia sorella, al momento di tornare a casa nostra  non è più ripartita. E’ stato brutto separarmene,ma la ricorderò sempre con affetto.

 


 

Pollopollo :

Questo è il mio pollo acutissimo: ha quattro anni ed è la mascotte di casa. Tiene in riga galline,cognati e talvolta anche la sottoscritta,con cui chiacchiera volentieri,anche se nessuna delle due capisce una mazza di quello che sta dicendo l’altra.

 


 

Boche :

Termine coniato da mia nipote Emanuela, fare le boche” significa commuoversi allargando le narici. E visto che in famiglia siamo persone piuttosto emotive,facciamo le boche in continuazione!!


 

Piripicchio :

Ecco il
mio gatto
Piripicchio,
nato con una malformazione congenita alle zampe (ha solo due unghie e due polpastrelli) ,che lo fanno camminare un po’ sbilenco,come il Dottor House. Per questo motivo il celebre Gregory si è meritato l’appellativo di Piri.

 


 

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Stardust


Tu illumini i cieli in alto,sopra di me… una stella così brillante,mi accechinon chiudere gli occhi,non svanire,non svanire… si,tu ed io possiamo cavalcare una stella,se tu resti al mio fianco possiamo dominare il mondo…Se i muri cadranno,ti conforterò… Se gli angeli piangeranno,sarò lì per te… hai salvato la mia anima, non lasciarmi adesso,non lasciarmi adesso…

 

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MOVIMENTO INDIPENDENTE ARTISTI AVELLINO

Nasce con lo scopo di riunire gli artisti di Avellino e provincia, innanzitutto per un proficuo scambio culturale e per la collaborazione in svariate creazioni e produzioni artistiche. La nascita di questo movimento si spiega principalmente per due motivi: il primo è che la città e la provincia di Avellino hanno un grandissimo potenziale inespresso dunque bisogna collaborare alla manifestazione di esso; il secondo è che dentro molti di noi c'è un lato artistico che ha bisogno di essere affermato, non importa quanto si sia bravi o "importanti" è soltanto una questione di cuore e sensibilità. E' per questo che la storia dell'arte come quella del mondo è stata fatta principalmente da uomini di cuore non da virtuosi robot perfetti. Dunque questo movimento riguarda tutti coloro che fanno "ARTE" ed hanno voglia di esprimersi, confrontarsi, collaborare e creare qualcosa insieme. E' importante ribadire che non è assolutamente richiesto il diploma al conservatorio o all'accademia di arte drammatica o delle belle arti e così via, lo scambio culturale sta proprio nell'imparare l'uno tramite l'esperienza e la sensibilità dell'altro.

 

PREMI RICEVUTI



dalla regina Thirrin & Kiachan



da Dragossido

 

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PARTENZE

Scritto di venerdì, 20 giugno 2008

alle 14:35  

 


Conto alla rovescia. Tra meno di una settimana parto,e non manca un po’ di magone. Ho miliardi di cosa da sbrigare ,amici da salutare (e kebab da mangiare,direte voi).La cosa che mi duole in particolar modo è salutare la famiglia,il paperone e voi amici blogghers. In questi quattro anni mi avete consolata e capita forse meglio delle persone che mi sono vicine “fisicamente”; qui ho potuto sfogare rabbia,pensieri e paure. E voi siete stati straordinari in questo: non avrei mai pensato che ci fossero tante persone che potessero apprezzare la mia vena malinconica e creativa,ma anche quella ‘cafona’ ed impulsiva che mi contraddistingue. In queste pagine ho riversato quasi tutta me stessa: la mia crudeltà,la mia malvagità (oops…ma quello non era Sauron?! Ho sbagliato film,scusate!!)…ehm,dicevo…ovviamente,trattandosi di un blog pubblico,ho dovuto necessariamente glissare su certi argomenti. Accarezzo quindi da tempo l’idea di un blog parallelo,in cui dare spazio ai ricordi a cui sono affezionata,in cui parlare male di chi voglio (non mi guardate così,abbiamo tutti il nostro lato oscuro) e poi magari,col tempo,ad avventure più quotidiane,ma non meno interessanti. Ovviamente,l’accesso a questo blog non sarà consentito a chiunque,ma a quei pochi che godono della mia fiducia . Quelli,insomma,che col tempo hanno instaurato con me una sorta di complicità,seppur virtuale. Mi farebbe sentire più vicina a voi ed in questo modo avrei meno filtri da apporre tra me ed il mondo. La vita,anche nel mio caso,mi ha riservato la mia bella dose di fregature,e mi ha fatto perdere in spontaneità. E’ ora che adesso quella spontaneità  la recuperi, o almeno in parte.

Dopo questo breve preambolo,torniamo a noi. Ho chiamato Eleonora per dirle che parto e andrò a salutarla ,ma che desidero trascorrere in famiglia l’ultima domenica prima della partenza,quindi non potrò lavorare al ristorante. La cosa non mi dispiace affatto,anche se ho voglia di salutare lei e quelli che,seppur per breve tempo,sono stati miei “colleghi”. Ieri sera ,per cominciare,sono passata a salutare Marco. Non ci vedevamo da secoli,e ha ragione a dire che a forza di passare tempo su internet finirò per rincoglionirmi. Mi fa piacere che tra litigate e incomprensioni,anche se passano dei mesi, quando ci rincontriamo ridiamo sempre delle stesse cose. Perché,anche se probabilmente ci ammazzeremmo a vicenda,lui è il fratello che avrei voluto. E Silvana,se stai leggendo queste righe,sappi che ti sono grata per la tua disponibilità e pazienza,perché so che con me ce ne vuole tanta. Ad  Amelia,che fa finta di essere ‘quella che non deve chiedere mai’ ma mi stupisce ancora quando prova una fitta di gelosia,dedico una strofa di Everything Changes. We’re a thousand miles apart, but you know I love u.  Nel frattempo dovrei organizzare una cena per salutare tutti  gli altri  amici,fare le valigie (cercando di non portarmi la casa appresso,come faccio di solito) e dare gli ultimi ritocchi all’altro blog.

Questo non è un addio,ma solo un arrivederci,dopo tutto.

Vi lascio col pensiero che questa esperienza a Marina di Camerota,se non si rivelerà disastrosa, sarà almeno fonte,per me,di nuove,mirabolanti avventure: scriverò tanto,contateci,ma nel frattempo …



 

 

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LA MANILONCA

Scritto di venerdì, 13 giugno 2008

alle 23:04  

 


Oggi fa un po’ freddo.

Mi guardo intorno e mi accorgo che intorno a me le cose stanno cambiando. “E’ la vita”,direte voi,ma a me fa male. La casa tinteggiata. Cemento dove prima c’era terra battuta. A breve riaggiusteremo anche la strada ,che è già circondata da enormi cumuli di terra. E so che se non immortalerò tutto per tempo,tutto sarà andato e nessuno lo ricorderà più per come era. Ho la fissa delle foto appunto perché voglio che le cose che un tempo sono state lascino un segno: per poter dire,un giorno: “Uh,guarda com’era strano il retro della casa!” oppure “Qui ci razzolava Pollopollo”. Mio padre sembra preso come da una frenesia di rinnovamento,da un anno a questa parte: tutto è iniziato con la pila. No,non la pila nel senso di batteria;qui da noi si intende un pozzo a forma di parallelepipedo. Io ho bevuto la sua acqua per i primi 21 anni della mia vita:poi,scopertola “non proprio potabile” siamo passati a quella del comune. La nostra pila ha circa 150 anni ed è in comune con i miei vicini di casa. Quando ero piccola,nel periodo estivo,si faceva una specie di “guerra” per l’acqua. Siccome sia loro che noi avevamo la pila come unica risorsa idrica,durante la siccità si stringeva la cinghia. Ma loro no,e spesso si fregavano più acqua del necessario,lasciandoci senza la possibilità né di lavarci né di annaffiare gli orti. Poi,per fortuna,loro hanno scavato un pozzo nel loro fondo,e le cose sono notevolmente migliorate; qualche anno fa anche noi abbiamo chiamato un tizio di quelli che si mettono col bastoncino biforcuto in mano e cercano le sorgenti,avete presente? Era uno strano: si vantava di questa sua “straordinaria” capacità,e mentre camminava col bastoncino davanti a sè,guardava compiaciuto me e mia cugina Annabella ed esclamava : “Eh,questa non è una cosa che ti insegnano a scuola!”. Noi,dal canto nostro,pensavamo “Stì cazzi” ,ci guardavamo in faccia e non facevamo altro che ridere,perché lui,tra l’altro,si fermava e sbatteva ripetutamente il piede per terra,come fanno i conigli quando sono incazzati. Dopo aver consigliato a papà il posto in cui scavare e la profondità (20 mt) , i miei hanno chiamato il tizio della trivella. E un giorno,tornando da scuola,ti trovo un enorme buco in giardino e argilla ovunque… la sorgente era abbastanza ricca,solo che,essendo piuttosto profonda,l’acqua è sempre gelida;tutto al contrario della pila che è profonda appena tre metri. Papà mi racconta che tanti anni fa,quando era ancora a cielo aperto,per prendere l’acqua si utilizzava uno strumento a leva detto “gnana e scinni” (Sali e scendi) . Poi è stata opportunamente chiusa e dotata di motori con pompa aspirante. Solo che i miei vicini,visto che avevano la pompa con il tubo più lungo,si fregavano più acqua perché la loro arrivava più in profondità.  Periodicamente (d’estate,ovviamente) mio padre,insieme ai figli del vicino,si calava nella pila e ne spazzolavano con cura le pareti,cosicché,quando si fosse di nuovo riempita,l’acqua non si sarebbe sporcata col muschio. Ogni volta che aprivamo la porticina rossa di ferro (facendo leva con un vecchio chiodo) saltavano fuori degli strani grilli dalle lunghe zampe: ad oggi,ancora non so di che bestie si tratti. Papà mi dice che anni fa,nella pila misero due trote…non so a che pro,però: dato il luogo sarebbe stato più sensato metterci due protei,no? Ovviamente la pila ha ricevuto attenzioni solo fino a qualche anno fa.

Poi l’anno scorso,a sorpresa,mio padre,sempre con i vicini,ha deciso di ricostruirla; anche stavolta,però,sono arrivata tardi e sono riuscita a fotografarla solo quando l’opera di smantellamento era già iniziata. Comunque,tempo qualche giorno e ne hanno fabbricata una nuova di zecca (mio padre è muratore) ,sono stati messi dei nuovi motori e ognuno se n’è tornato a casa propria. Come tutte le cose buie ,la pila da sempre è motivo di timore,per me. Da piccola,per evitare che io e mio cugino ci avvicinassimo troppo,mio padre ci raccontava che al suo interno c’era la “Manilonca ,un mostro dalle lunghissime braccia,che,qualora noi bambini ci fossimo avvicinati un po’ troppo,ci avrebbe trascinati dentro. Magari si tratta di una reazione inconscia o non so che,ma ancora oggi,a quasi 27 anni,una strana angoscia mi invade ogni volta che la vedo aperta…e non sono una psicologa,ma forse,se sogno continuamente acqua,vasche profonde e fiumi,forse sarà lo spettro della Manilonca che mi accompagna,senza che io me ne renda conto.


 

 

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FOLLIE MARITTIME

Scritto di lunedì, 09 giugno 2008

alle 11:23  

 


Non so se vi ho accennato che quest’estate io,insieme ad altre due ragazze,andrò a lavorare in un villaggio a Marina di Camerota. Però ,per non prendere la cosa proprio a scatola chiusa,abbiamo pensato di recarci sul posto per dare un’occhiata,nella segreta speranza anche di rilassarci un po’,dato che era il 2 Giugno. Dunque,appuntamento alle 7:30 del mattino davanti al Centro Anziani dove ho fatto il servizio civile : Elisa aveva già aperto il cancello,così ho lasciato la 500 sul retro,dove per un anno ho parcheggiato il mio amato e rimpianto Bolide. Nei giorni precedenti,visto che non conoscevamo la strada,ci eravamo accordate di chiedere il tragitto a perenti e conoscenti,così chiedo ad Elisa :

“Elì,qualcuno ti ha spiegato la strada?”

E lei: “Eh…io ‘aggio addimmannato a quaranta cristiani…e m’anno ritto quaranta vie diverse!!!”.[1] 

Con queste premesse non proprio confortanti siamo partite,e dopo mille peripezie,curve,frane e smottamenti,siamo giunte a destinazione. Ad accoglierci Carlo ,che subito si è messo a disposizione per mostrarci il villaggio. Lo sguardo mi cade sui tuqul col tetto di paglia,molto caratteristici,ed Elisa mi informa che deve trattarsi dei bungalow dove dovremmo alloggiare. Immediata è la mia esclamazione:

“E quisso addò ci mette a dorme,intè palafitte?!”[2] 

L’interno comunque,sembra confortevole e abbastanza ampio per tre persone,dato che ci sono i letti a castello: io adoro dormire in alto,o meglio,credo che mi piacerà finché non prenderò una caduta capo e noce rò cuollo[3] .

Sennonché,dopo aver visitato le cucine,Carlo ci informa che i nostri alloggi sono ubicati vicino al bar : pensiamo a qualcosa di spazioso,invece ,non essendoci i letti a castello,la stanza è piuttosto angusta; c’è solo uno scaffale e un cassettone. Carlo si schermisce: “Vabbè,ora è un po’ spoglia,ma vedrete,poi ci mettiamo un bell’armadio…”

Prontamente mi viene da pensare: “E si,quello ò spazio già è assai qua dinto…po’ ci manca puro l’armadio!!”[4] 

Rimaniamo un po’ da sole e cominciamo a bisbigliare cose tipo: “Vagliò,a me mi pare nà catacomba” [5] e “Qua a matina se ci azammo contemporaneamente facimo capo e capo” [6] .

Dopo un po’ decidiamo di recarci in spiaggia,perché il posto,tutto sommato,è davvero rilassante e incantevole. Carlo allora ci delizia con vari aneddoti sugli ospiti : “Sapete,c’è una signora tedesca che tutti gli anni viene qua,si mette in meditazione… e poi abbraccia l’albero di ulivo,perché dice che ne avverte l’energia..”.

Il tempo di appartarci ed Elisa esclama:

“Vagliò,allora qua venino in villeggiatura puro ‘e pacci!”[7] 

Nel pomeriggio siamo abbiamo raggiunto Nicole,Nadia e le altre ragazze nell’altra spiaggia,e poi ,dopo un po’ di foto e di cazzeggio sugli scogli,ci siamo spostate a Palinuro,dato che nel frattempo era venuto a piovere. L’umidità era ai massimi livelli,cosa alquanto deprimente visto che già viviamo nel cosiddetto “pisciaturo d’Italia” [8] ,e speravamo in un po’ di sole per dare un minimo di colorito ai nostri volti cadaverici…ma chi tò dà![9] 

Così abbiamo deciso di tornarcene a casa. Dopo aver chiesto un po’ in giro, ci siamo dovute passare tutte le montagne circostanti prima di ‘ngarrare[10]  dove fosse l’autostrada. La macchina filava ,ma sembrava troppo bello per essere vero...infatti dopo un’oretta Elisa indica un serpentone di macchine davanti a noi,che brilla nel crepuscolo. “Uh mamma,à visto?” e io: E come no,mi pare n’arbiro ‘e Natale…”[11] . Sono stata  non so quante ore a fissare le mucche al pascolo,come uno zombie;poi siamo rimaste bloccate in una galleria e c’era  una BMW che a momenti pigliava fuoco… il tutto condito da schiamazzi di sirene di ambulanze e polizia,che deve aver tolto un bel po’ di punti a parecchi guidatori.

Mi immagino la scena:


 

Guagliò,pè chell ch’e cumbinat ,nun putissi purtà manco ‘e scarpe…e ringrazia che mè trovato buono…puosi sulo quindici punti,jà…

 

Quindici punti..e cinco ll’ata vota..aggio perzo à patente!

 

[**] 

 


 [**]“Ragazzo,

per quello che hai combinato,non potresti portare neanche le scarpe…(figuriamoci la macchina, N.d.a.) . E ringrazia il cielo che mi hai trovato di buon umore…perdi solo 15 punti,su!”

 

“Quindici punti…e 5 l’altra volta…ho perso la patente!”

 



 [Traduzioni: 1]“Eh…io ho chiesto a 40 persone,e mi hanno spiegato 40 percorsi diversi!!!”

 [2]“E questo dove ci fa alloggiare,dentro le palafitte?!”

 [3]Rompendomi l’osso del collo

 [4]“Oddio,lo spazio già è quello che è qui dentro,poi ci manca anche l’armadio…