The last enemy that shall be destroyed is death...

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© Ramona R.

Questa sono io

Ventisette anni appena compiuti all’anagrafe,una teen nella sua testa. Ama alzarsi alle 10 e ammirare i noccioleti di Avellino dove è nata. Sogna la neve tutto l’anno Gira sempre in jeans Parcheggia lontano per fare i km a piedi. Divora Kebab a chili… La birra le dà subito alla testa. Guardare Mtv la rilassa. Pubblica fotine tenere di lei e Max Canta a squarciagola le canzoni di Elisa. Non sa cosa ancora farà "da grande". E’ testarda come pochi. Si commuove con i romanzi di Harry Potter. Usa MSN solo con pochi amici fidati.

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lunedì, 19 gennaio 2009




jumpOnBoard... at 11:58

on

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giovedì, 06 novembre 2008

PIKY il pollo

Non so se alcuni di voi abbiano animali insoliti per casa: credo che la maggior parte sia ancora rimasta ferma a cane,gatto o canarino. Altri ,come la sottoscritta, chiacchierano con una papera e altri ancora,come mia sorella,hanno una ghiandaia che svolazza per casa. Non so se conoscete questo uccello affine alle gazze, che ha una macchia azzurro brillante su ciascuna ala :essa,essendo un uccello intelligente e imitatore,è persino capace di ripetere qualche parola o verso animale. Quando ero piccola,il nonno di un mio amico che vive vicino al monte Faliesi, ne aveva una che chiamava la figlia Anna e imitava il clacson del pullman. Un altro conoscente ne aveva un’altra che svolazzava fino a casa mia a fregarsi briciole di pane o a bere dal cavo delle mie mani. Un giorno però,un mio vicino di casa,approfittando dell’eccessiva fiducia del volatile nel genere umano,l’ha acchiappata e se l’è mangiata,con gran disappunto dei miei nipoti. Nel frattempo il mio vicino però è morto,poveraccio,di cancro allo stomaco. Allora mio nipote Giovanni,incontrando la moglie,con sguardo corrucciato fa: “Ha fatto bene Gesù a far morire quel signore,perché si è mangiato la pica!”. Nella mia zona,infatti,chiamiamo così questo volatile,forse perché il nome scientifico della gazza,sua parente ,è “Pica pica”. Non a caso,la ghiandaia dei miei nipoti si chiama Piky. Non ripete parole,ma solo il verso del gatto,ed è molto golosa di cuore che mia sorella le compra quando va dal macellaio.  Durante il giorno vive fuori; di sera,visto che fa freddo,sta in cucina e mentre ceni te la ritrovi sotto la sedia che ti guarda a testa in su,in attesa che cada qualcosa . Ogni volta che mia sorella si allontana emette un tipico verso gracchiante di abbandono e comincia a volare dappertutto: una volta,svolazzando è pure caduta nel secchio dell’acqua,rischiando di annegare,e l’abbiamo asciugata col phon. Non so perché,ma Piky non mi sopporta proprio. Ha un becco incredibilmente potente,che fa schioccare minaccioso : se pizzica fa veramente male … ma io,abituata al beccuccio simpatico di Pollopollo,non ci penso neanche ad avvicinare la mano.

Ps : Lunedì 17 compio 27 anni...GHHHHH


 




jumpOnBoard... at 12:19

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giovedì, 02 ottobre 2008

Nokia,mon amour

L’estate è andata,

l’aria si sta facendo più fredda,

vorrei essere una di quelle foglie

trasportate dal vento,

che muoiono naturalmente,

non hanno mai bevuto l’acqua,non hanno mai toccato il fuoco…

 

L’autunno ,detto con parole di Elisa, è finalmente giunto. In questo periodo le giornate uggiose mi rendono sempre stanca e le uniche cose  che mi riescono sono leggere e tenere impegnata la mente. I soldi guadagnati con tanta fatica,rinunciando praticamente a tutto per un’estate intera,sono agli sgoccioli e devo darmi da fare per rimpinguare un po’ il mio portafogli. Ma ,come già detto prima, dei soliti lavori da schiavi a cui sono sovente costretta non ho proprio voglia. Io e Massimo stiamo progettando dei presepi artigianali che lui di solito vende nel periodo natalizio; l’idea mi diverte,perché ci darebbe modo di stare un po’ più insieme. Potremmo reperire il legno da me in campagna e poi sistemarci nel suo garage. Per ora,di portarlo a casa e presentarlo ai miei non se ne parla: tra qualche mese magari cominceremo a considerare l’idea,ma adesso è bello sentirci liberi da rotture di scatole di sorta. Stiamo semplicemente godendoci la nostra reciproca compagnia e quella dei nostri amici,che sembrano tutti entusiasti e felici per noi. Ieri sera Maria,che ancora non sa niente,mi ha chiesto di vederci magari per un caffé e fare due chiacchiere,dato che è una vita che non ci vediamo,e di portarle le foto del servizio civile: me le ha chieste una vita fa e mi sono sempre dimenticata. L’ultima volta che l’ho beccata in giro lavorava in uno studio di ragioniere,e non vedo l’ora di riabbracciarla,influenza permettendo. Infatti Max e Alberta,forse d’accordo,mi hanno passato un terribile raffreddore presto accompagnato da mal di gola,tosse e febbricola. Ieri sono andata a fare gli esami del sangue,e sono stata malissimo. Già il fatto di non poter fare colazione (che per me consiste in mezzo litro di caffelatte con ALMENO 4 cucchiai di zucchero: faccio schifo,lo so) per me è un mezzo trauma. Fortuna che mi ha accompagnato il mio amore e non ho sentito troppo i morsi della fame,impegnati come eravamo a farci le coccole . Dopo il prelievo siamo andati da Dulcis in furno,che fa torte buonissime, e tra le facce allibite dei titolari ho chiesto mezzo strudel per tutti e due. Davvero delizioso. Ci siamo seduti al tavolino al piano di sopra,a gustarci quel saporino di cannella e poi siamo partiti alla volta del Corso Vittorio Emanuele,per una salutare passeggiata. Lui dice sempre che è contento di stare con me perché sono divertente e spontanea,non una di quelle che se la tirano o stanno perennemente a dieta,ed io gli sono grata di poter essere me stessa. Mentre guardavamo le vetrine ho incontrato Teresa,una delle mie migliori amiche ai tempi del liceo. Mi ha mostrato fiera la fede all’anulare e,da brave rappresentanti del sesso femminile quali siamo,ci siamo subito abbandonate a una feroce seduta di gossip sulle nostre ex compagne di classe. Intanto Max,poveretto,si guardava intorno alla ricerca vana di una lametta con cui svenarsi. Dopo esserci salutate siamo passati al centro Vodafone,dato che questo benedetto Nokia N95,da quando ce l’ho,mi sta facendo impazzire. Giorni fa ho scaricato Nokia Maps,ma ogni qualvolta apro l’applicazione mi si collega ad Internet,dilapidando in pochi istanti tutto il mio credito. Il ragazzo del centro Vodafone mi disse già che Nokia Maps è una cagata,e conviene di gran lunga acquistare la licenza del Tom Tom, che loro istallano per circa 20 €. Visto che Antonio ce l’ha,ho pensato bene di copiare il suo dalla memory card,ma nel mio non funzionava: evidentemente,visto che ha l’N70,deve trattarsi di un’altra versione del software. L’altro problema è la connessione web. Spendo circa 30 € mensili per l’UMTS High Speed,ma qui non c’è molto campo e sono costretta a navigare praticamente in Gprs. Sto pensando di passare al WAP,di modo che potrei usufruire anche del servizio email e di Vodafone Messenger: nel pc ho solo la versione base che fa puntualmente impazzire amici e parenti,che non possono inviarmi mai una mazza. Vorrei anche saperne di più su Podcast e Widget,se non chiedo troppo: ho trovato siti carini che supportano il servizio gratuito e mi voglio divertire un po’. D’altronde anche il mio vecchio Nokia 7610 era piuttosto avanzato,come telefono,ma molte applicazioni non le ho mai utilizzate. Ieri,pazzeggiando al pc,ho riaperto un vecchio programmino ed ho scoperto che è in grado di estrapolare l’audio dai video,cosa che ha mandato letteralmente in visibilio la sottoscritta: in questo modo mi sono creata delle nuove suonerie .

E voi,che rapporto avete col vostro telefonino? Lo utilizzate principalmente per chiamare, o impazzite,come me,per dare sfogo alla vostra creatività e fame di tecnologia? Quali operatori e promozioni prediligete?A voi blogghers la parola.




jumpOnBoard... at 12:02

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mercoledì, 17 settembre 2008

A tu per tu con Isabella

[Qualche tempo fa pubblicavo post in cui mi intervistavo da sola. E’ insolito avere due parti di se che interagiscono così tra loro,facendo domanda e risposta. Ho pensato di usare questa auto-intervista per raccontarvi la mia avventura al Willy’s, quest’estate,evitando così di fare un post troppo lungo.

Mettetevi comodi.]

 

 

Cosa stavi facendo fino a poco fa?

Davo gli ultimi ritocchi al template e contemporaneamente chattavo su Msn.

Ti piace molto cambiare temply?

Si,sono una che si annoia in fretta. E detesto i blog poco curati,quelli che,per intenderci,hanno dei colori che ti fanno diventare cecata o che hanno troppi video che tanto nessuno aprirà. Meglio poche informazioni,ma che saltino all’occhio.

E tu inserisci poche informazioni?

Ehm…non direi,ma tanto dopo qualche settimana lo cambio!!

Come ti senti in questo momento?

Stanca. Sono tornata da due settimane,ma non c’è verso di rilassarmi. Tutti mi rompono troppo le palle,perché c’è la raccolta delle nocciole ed io non ne ho proprio voglia. Oggi mi è arrivato un integratore antistress: chissà se funziona…

Dove sei stata?

A lavorare al Willy’s,un villaggio alberghiero a Marina di Camerota. E’ stata dura,ma eravamo tutti ragazzi e di uno di loro mi sono anche innamorata!

Come mai avevi deciso di partire?

Innanzitutto perché il mio portafogli era sottovuoto spinto e poi avevo voglia di mettermi alla prova. Inoltre,da single impenitente quale ero,non dovevo rendere conto a nessuno.

Chi ti ha proposto la cosa?

Elisa- che è una volontaria del centro dove ho fatto il servizio civile,tre anni fa- mi ha chiamato dicendo che c’era un tale che cercava delle ragazze come aiuto-cuoco. Detto-fatto,andiamo a parlare col suddetto tizio. Ci parla di due ore di lavoro per preparare il pranzo e di due ore di lavoro per la cena. Mille-millecento euro il compenso. Insomma,più che allettante,come proposta.

Ed erano veramente 4 ore di lavoro?

Macchè. Siamo arrivate anche a lavorare 13 ore al giorno. E senza giorni di riposo per due mesi consecutivi: anche stavolta mi sono fatta fregare.

Davvero? E non avete protestato?

Ci lamentavamo tutti,lì dentro,ma abbiamo tenuto duro,fino alla fine. In fondo,era una situazione anche piacevole.

Con chi sei andata?

Elisa ,che aveva la macchina,ha portato me,Alberta e Roberto.

Li conoscevi già?

Le ragazze si. Roberto l’avevo conosciuto su Myspace,e per tutto il viaggio ha fatto battute in continuazione! Lui non sapeva ancora che mansione avrebbe avuto perché ce n’erano in ballo tre o quattro,tra cameriere,barista o receptionist. Noi allora abbiamo esclamato: “Robè,mi sà che à fa tutte e tre contemporaneamente!”

Cosa avete fatto appena arrivati?

Carlo,il titolare,ci ha accolto dicendo che era tutto sterilizzato. Noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo,dando per scontato il binomio sterilizzato- pulito : poi scopriamo che era più zozzo di prima!

Ci eravate già state?

Si,e non era stato un bel vedere. Comunque ci siamo messe a pulire il nostro alloggio e i bagni attigui,e ,tanto per stare in tema col nostro umore,abbiamo mangiato pasta all’arrabbiata.

Avete già cucinato per gli ospiti?

No,quelli non c’erano ancora. Elisa era furente perché si era dovuta vendere il biglietto per il concerto di Vasco.Nel pomeriggio siamo scesi in spiaggia e abbiamo visto una cinese che si arrampicava su di uno scoglio altissimo,a scatti: che risate,sembrava la protagonista di un videogioco!Al ritorno gavettoni a non finire ,e io ho preso in mano un geco,minacciando di tirarlo addosso agli altri.

E il giorno dopo?

Ci siamo svegliate in preda a una fame da lupi,ma Carlo ci ha portato del latte. Poi  fa: “Su,attiviamo il bar!” e Roberto ribatte: “E che attivammo,che non ci sta nò cazzo!” . Abbiamo tolto i cuscini alle sedie per lavarle e Alberta,sopraggiunta dopo di noi,armeggiava cercando di legarli,invece di scioglierli…è sempre la solita!

Cosa mangiavate?

Carlo è vegetariano,così i primi giorni non mangiavamo che cose semplici e veloci,tipo la caprese. Che palle!Poi,però sarebbe venuta sua moglie,che è un’ottima cuoca,insieme ai camerieri. Mettevamo in croce Roberto perché dicevamo che tanto nessuna di noi tre gliel’avrebbe data,e ci saremmo rifatte con i camerieri. Era decisamente seccato!

Allora sti camerieri…

Sono arrivati due gg dopo con la signora Giovanna. Noi abbiamo cucinato ai primi ospiti senza guida,e così,non sapendo tagliare le porzioni di pollo alla cacciatora,i clienti si sono visti arrivare a tavola dei “tacchini” del Ringraziamento! Verso le 4 andiamo verso la sala,dove questi due ragazzi,Luciano e Massimo,si sono presentati. Ma non è che mi dicessero molto…la sera Luciano,che studia da tenore,mi ha fatto i complimenti per come canto e mi sembrava simpatico…poi però ,ce lo siamo portati dietro e ha imbarazzato tutti gli amici di Elisa con la sua volgarità.

E Roberto,che mansione ha avuto ,alla fine?

Alla fine lui e Luciano hanno fatto i camerieri mentre Massimo stava alla reception. Sono arrivate anche le signore delle pulizie,una delle quali era una ragazza da noi soprannominata “punto interrogativo” per il suo sguardo ‘altamente intellettivo’.L’altra era brava ,ma aveva una vocina e quando parlava veloce non si capiva una mazza. Questo le è valso il soprannome “Ciripiripì Kodak”.

E tu avevi soprannomi?

Io no,ma Elisa si chiamava “stazza” mentre Alberta la chiamavamo “l’allegro chirurgo” perché si metteva i guanti,ma non lavava mai un cazzo.

A che ora si iniziava?

Carlo,ad Avellino,ci aveva detto che si iniziava verso le 10… ma la moglie disse che almeno alle 9 dovevamo stare in cucina,perché da sola non ce la faceva. Quella mattina dovevamo fare ancora colazione e Alberta,sentendo che eravamo in ritardo,disse “Che faccio,pulisco le oliere?” e io “Ma quale cazz’e oliere,nui amma mangià!”.

Andavate al mare?

Si,ma in un’altra spiaggia,in macchina. Un giorno il chirurgo ha perso le infradito mentre facevamo il bagno: con le mani nei capelli abbiamo percorso la battigia,e un ragazzo ci fa “Si,ho visto il mare che si portava via un paio di ciabatte…”. Per fortuna,poi,le abbiamo ritrovate.

Alberta,mi par di capire,era l’addetta alle figuracce…

Più o meno…ma era lei che faceva le cadute più spettacolari. Una volte l’ha punta una vespa e ha saltato per tutta la cucina…la signora Giovanna allora ha commentato: “Aè…e questa quanno adda partorì…!!” .

Luciano che tipo era?

Un po’ strano,pieno di peli e a causa di questo e della sua R moscia lo chiamavamo “Il pvimate”. Ne combinava di tutti i colori,tanto da essere secondo solo al chirurgo…una volta dei clienti gli avevano chiesto del ghiaccio e lui glielo stava portando in mano!

E Massimo,l’avevi notato?

Si,perché gli altri due ci provavano in modi rumorosi e fuori luogo. Lui cercava la mia compagnia con discrezione,quando andavo via mi sfiorava…Ero senz’altro incuriosita,ma non sapevo cosa bollisse in pentola. Finché Elisa mi fa: “Ho notato una cosa: secondo me piaci a Massimo. Io ,certe cose le capisco da uno sguardo!”. Poi giorni dopo,infatti,lui mi ha chiesto di stirargli le camicie. Io non sono capace,ma mi sono buttata: tanto lo sapevo che era tutta una scusa!

E allora?

Elisa mi sfotteva: “Và a stirà,và…” La signora Giovanna entra nel magazzino,ci vede, va in cucina e fa alle ragazze: “Vagliò,quilli ddui stanno stiranno senza corrente!”.

E poi?

Quella sera ci siamo baciati e da allora abbiamo capito che non l’uno non poteva fare a meno dell’altra…e  stavamo sempre attaccati,di notte e di giorno!

E gli altri come hanno reagito?

Hanno dimostrato simpatia. Luciano  dopo qualche giorno ha detto in cucina: “Signova…è nato un amove …a Settembve si celebvevà un matvimonio…” e la signora lo ha fulminato dicendo:

“E che ci voleva,à zinchira?!?”




jumpOnBoard... at 18:05

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domenica, 07 settembre 2008

EVERYTHING CHANGES

Beh,a volte ritornano.

Certo,io l’avevo promesso,e spero non mi abbiate dimenticata,ma stavolta è stato un po’ diverso. Credevo non sarei sopravvissuta a due mesi senza internet e invece non solo la cosa mi è pesata molto meno del previsto,ma finalmente ho capito cos’è mettersi in gioco,vivere la vita vera e soprattutto ho scoperto,dentro di me, uno spirito di condivisione del quotidiano che non credevo di possedere. Quando,mesi fa,ho deciso di partire per Marina di Camerota per lavorare in un villaggio turistico, non credevo che a Settembre sarei tornata così diversa ed esausta,ma splendente di felicità.

E’ stata dura,ma ce l’ho fatta grazie a tante persone speciali, che vorrei ringraziare. Ringrazio Alberta, che mi è sempre accanto nei momenti bui ed è tenerissima nelle sue gaffes,ma sa sopportare meglio di me,con grande pazienza. Ringrazio Elisa,che si è dimostrata disponibile e cameratesca,nonostante i nostri nervi saltassero come molle,talvolta. E Roberto,con la tua simpatia contagiosa,spero che riuscirai a trovare una “santa” disposta a sopportarti!! Luciano,come avremmo fatto senza la tua mitica R moscia? Spero che continuerai a cantare e proseguirai nei tuoi obiettivi artistici.  E come dimenticare la signora Giovanna,che ammiro per la sua gran forza di volontà,come l’acciaio anche quando noi non ci reggevamo neppure con uno sputo. Un paio di volte l’abbiamo ridotta in lacrime,ma spero che di noi non conservi solo i ricordi peggiori. Ringrazio anche Claudia,che con la sua verve e simpatia ci ha risollevate negli ultimi giorni,quando tutto sembrava perduto. E dulcis in fundo,ringrazio te,Massimo,dolce tesoro mio. Perché se ce l’ho fatta ad andare avanti è stato soprattutto grazie al tuo amore e alla tua presenza costante che ha fatto si che io non crollassi. Mi viene in mente una frase tratta da Harry Potter,pensando a te. “It’s been like…like something out of someone else’s life, these last weeks with you”. Queste ultime settimane con te sono state … come la vita di qualcun altro.

Già.

Perché sei arrivato quando credevo di aver appeso il mio cuore al chiodo,quando credevo che mai più avrei amato qualcuno in questo modo così profondo e speciale. E penso che magari ti meriti di più,ma faccio del mio meglio per renderti felice. E ripenso al nostro primo, timido bacio nel deposito delle scope,mentre cercavo di stirarti le camicie. A quando andavo a farmi la doccia e ti trovavo ad aspettarmi sul letto. A quando mi guardavi divertito friggere le patatine e venivi a piluccarne qualcuna. A quando ero bloccata per il torcicollo e mi hai vestita come una bimba. A quando ti imburravo il panino per la colazione,e tu mi portavi il mio gelato preferito fino in camera. A quando,per tutto il pranzo ,mi tenevi per mano. Alla prima volta che siamo rimasti insieme da soli,e mi hai rassicurato dicendomi che per te ero bellissima. A quando ridevamo per le cose più sceme,e ai nostri baci rubati nei ripostigli o dietro la porta del frigo. Al tuo stupore quando ti ho detto che sarei stata solo tua. E ripenso a quando abbiamo fatto la doccia all’aperto insieme,all’una e mezza di notte, e mi hai lasciato il tuo accappatoio. A quando appena svegli,prima di separarci,mi spruzzavi il tuo profumo. A quella notte che siamo andati in spiaggia,e mi hai chiesto di cantarti Piccola stella senza cielo. A tutte quelle volte in cui ci svegliavamo e tu volevi me e io volevo te,senza saziarci mai,e alle nostre coccole infinite.

Non c’è altro da dire… ti amo,piccolo mio.

 




jumpOnBoard... at 17:50

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venerdì, 20 giugno 2008

PARTENZE

Conto alla rovescia. Tra meno di una settimana parto,e non manca un po’ di magone. Ho miliardi di cosa da sbrigare ,amici da salutare (e kebab da mangiare,direte voi).La cosa che mi duole in particolar modo è salutare la famiglia,il paperone e voi amici blogghers. In questi quattro anni mi avete consolata e capita forse meglio delle persone che mi sono vicine “fisicamente”; qui ho potuto sfogare rabbia,pensieri e paure. E voi siete stati straordinari in questo: non avrei mai pensato che ci fossero tante persone che potessero apprezzare la mia vena malinconica e creativa,ma anche quella ‘cafona’ ed impulsiva che mi contraddistingue. In queste pagine ho riversato quasi tutta me stessa: la mia crudeltà,la mia malvagità (oops…ma quello non era Sauron?! Ho sbagliato film,scusate!!)…ehm,dicevo…ovviamente,trattandosi di un blog pubblico,ho dovuto necessariamente glissare su certi argomenti. Accarezzo quindi da tempo l’idea di un blog parallelo,in cui dare spazio ai ricordi a cui sono affezionata,in cui parlare male di chi voglio (non mi guardate così,abbiamo tutti il nostro lato oscuro) e poi magari,col tempo,ad avventure più quotidiane,ma non meno interessanti. Ovviamente,l’accesso a questo blog non sarà consentito a chiunque,ma a quei pochi che godono della mia fiducia . Quelli,insomma,che col tempo hanno instaurato con me una sorta di complicità,seppur virtuale. Mi farebbe sentire più vicina a voi ed in questo modo avrei meno filtri da apporre tra me ed il mondo. La vita,anche nel mio caso,mi ha riservato la mia bella dose di fregature,e mi ha fatto perdere in spontaneità. E’ ora che adesso quella spontaneità  la recuperi, o almeno in parte.

Dopo questo breve preambolo,torniamo a noi. Ho chiamato Eleonora per dirle che parto e andrò a salutarla ,ma che desidero trascorrere in famiglia l’ultima domenica prima della partenza,quindi non potrò lavorare al ristorante. La cosa non mi dispiace affatto,anche se ho voglia di salutare lei e quelli che,seppur per breve tempo,sono stati miei “colleghi”. Ieri sera ,per cominciare,sono passata a salutare Marco. Non ci vedevamo da secoli,e ha ragione a dire che a forza di passare tempo su internet finirò per rincoglionirmi. Mi fa piacere che tra litigate e incomprensioni,anche se passano dei mesi, quando ci rincontriamo ridiamo sempre delle stesse cose. Perché,anche se probabilmente ci ammazzeremmo a vicenda,lui è il fratello che avrei voluto. E Silvana,se stai leggendo queste righe,sappi che ti sono grata per la tua disponibilità e pazienza,perché so che con me ce ne vuole tanta. Ad  Amelia,che fa finta di essere ‘quella che non deve chiedere mai’ ma mi stupisce ancora quando prova una fitta di gelosia,dedico una strofa di Everything Changes. We’re a thousand miles apart, but you know I love u.  Nel frattempo dovrei organizzare una cena per salutare tutti  gli altri  amici,fare le valigie (cercando di non portarmi la casa appresso,come faccio di solito) e dare gli ultimi ritocchi all’altro blog.

Questo non è un addio,ma solo un arrivederci,dopo tutto.

Vi lascio col pensiero che questa esperienza a Marina di Camerota,se non si rivelerà disastrosa, sarà almeno fonte,per me,di nuove,mirabolanti avventure: scriverò tanto,contateci,ma nel frattempo …





jumpOnBoard... at 14:35

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venerdì, 13 giugno 2008

LA MANILONCA

Oggi fa un po’ freddo.

Mi guardo intorno e mi accorgo che intorno a me le cose stanno cambiando. “E’ la vita”,direte voi,ma a me fa male. La casa tinteggiata. Cemento dove prima c’era terra battuta. A breve riaggiusteremo anche la strada ,che è già circondata da enormi cumuli di terra. E so che se non immortalerò tutto per tempo,tutto sarà andato e nessuno lo ricorderà più per come era. Ho la fissa delle foto appunto perché voglio che le cose che un tempo sono state lascino un segno: per poter dire,un giorno: “Uh,guarda com’era strano il retro della casa!” oppure “Qui ci razzolava Pollopollo”. Mio padre sembra preso come da una frenesia di rinnovamento,da un anno a questa parte: tutto è iniziato con la pila. No,non la pila nel senso di batteria;qui da noi si intende un pozzo a forma di parallelepipedo. Io ho bevuto la sua acqua per i primi 21 anni della mia vita:poi,scopertola “non proprio potabile” siamo passati a quella del comune. La nostra pila ha circa 150 anni ed è in comune con i miei vicini di casa. Quando ero piccola,nel periodo estivo,si faceva una specie di “guerra” per l’acqua. Siccome sia loro che noi avevamo la pila come unica risorsa idrica,durante la siccità si stringeva la cinghia. Ma loro no,e spesso si fregavano più acqua del necessario,lasciandoci senza la possibilità né di lavarci né di annaffiare gli orti. Poi,per fortuna,loro hanno scavato un pozzo nel loro fondo,e le cose sono notevolmente migliorate; qualche anno fa anche noi abbiamo chiamato un tizio di quelli che si mettono col bastoncino biforcuto in mano e cercano le sorgenti,avete presente? Era uno strano: si vantava di questa sua “straordinaria” capacità,e mentre camminava col bastoncino davanti a sè,guardava compiaciuto me e mia cugina Annabella ed esclamava : “Eh,questa non è una cosa che ti insegnano a scuola!”. Noi,dal canto nostro,pensavamo “Stì cazzi” ,ci guardavamo in faccia e non facevamo altro che ridere,perché lui,tra l’altro,si fermava e sbatteva ripetutamente il piede per terra,come fanno i conigli quando sono incazzati. Dopo aver consigliato a papà il posto in cui scavare e la profondità (20 mt) , i miei hanno chiamato il tizio della trivella. E un giorno,tornando da scuola,ti trovo un enorme buco in giardino e argilla ovunque… la sorgente era abbastanza ricca,solo che,essendo piuttosto profonda,l’acqua è sempre gelida;tutto al contrario della pila che è profonda appena tre metri. Papà mi racconta che tanti anni fa,quando era ancora a cielo aperto,per prendere l’acqua si utilizzava uno strumento a leva detto “gnana e scinni” (Sali e scendi) . Poi è stata opportunamente chiusa e dotata di motori con pompa aspirante. Solo che i miei vicini,visto che avevano la pompa con il tubo più lungo,si fregavano più acqua perché la loro arrivava più in profondità.  Periodicamente (d’estate,ovviamente) mio padre,insieme ai figli del vicino,si calava nella pila e ne spazzolavano con cura le pareti,cosicché,quando si fosse di nuovo riempita,l’acqua non si sarebbe sporcata col muschio. Ogni volta che aprivamo la porticina rossa di ferro (facendo leva con un vecchio chiodo) saltavano fuori degli strani grilli dalle lunghe zampe: ad oggi,ancora non so di che bestie si tratti. Papà mi dice che anni fa,nella pila misero due trote…non so a che pro,però: dato il luogo sarebbe stato più sensato metterci due protei,no? Ovviamente la pila ha ricevuto attenzioni solo fino a qualche anno fa.

Poi l’anno scorso,a sorpresa,mio padre,sempre con i vicini,ha deciso di ricostruirla; anche stavolta,però,sono arrivata tardi e sono riuscita a fotografarla solo quando l’opera di smantellamento era già iniziata. Comunque,tempo qualche giorno e ne hanno fabbricata una nuova di zecca (mio padre è muratore) ,sono stati messi dei nuovi motori e ognuno se n’è tornato a casa propria. Come tutte le cose buie ,la pila da sempre è motivo di timore,per me. Da piccola,per evitare che io e mio cugino ci avvicinassimo troppo,mio padre ci raccontava che al suo interno c’era la “Manilonca ,un mostro dalle lunghissime braccia,che,qualora noi bambini ci fossimo avvicinati un po’ troppo,ci avrebbe trascinati dentro. Magari si tratta di una reazione inconscia o non so che,ma ancora oggi,a quasi 27 anni,una strana angoscia mi invade ogni volta che la vedo aperta…e non sono una psicologa,ma forse,se sogno continuamente acqua,vasche profonde e fiumi,forse sarà lo spettro della Manilonca che mi accompagna,senza che io me ne renda conto.




jumpOnBoard... at 23:04

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lunedì, 09 giugno 2008

FOLLIE MARITTIME

Non so se vi ho accennato che quest’estate io,insieme ad altre due ragazze,andrò a lavorare in un villaggio a Marina di Camerota. Però ,per non prendere la cosa proprio a scatola chiusa,abbiamo pensato di recarci sul posto per dare un’occhiata,nella segreta speranza anche di rilassarci un po’,dato che era il 2 Giugno. Dunque,appuntamento alle 7:30 del mattino davanti al Centro Anziani dove ho fatto il servizio civile : Elisa aveva già aperto il cancello,così ho lasciato la 500 sul retro,dove per un anno ho parcheggiato il mio amato e rimpianto Bolide. Nei giorni precedenti,visto che non conoscevamo la strada,ci eravamo accordate di chiedere il tragitto a perenti e conoscenti,così chiedo ad Elisa :

“Elì,qualcuno ti ha spiegato la strada?”

E lei: “Eh…io ‘aggio addimmannato a quaranta cristiani…e m’anno ritto quaranta vie diverse!!!”.[1] 

Con queste premesse non proprio confortanti siamo partite,e dopo mille peripezie,curve,frane e smottamenti,siamo giunte a destinazione. Ad accoglierci Carlo ,che subito si è messo a disposizione per mostrarci il villaggio. Lo sguardo mi cade sui tuqul col tetto di paglia,molto caratteristici,ed Elisa mi informa che deve trattarsi dei bungalow dove dovremmo alloggiare. Immediata è la mia esclamazione:

“E quisso addò ci mette a dorme,intè palafitte?!”[2] 

L’interno comunque,sembra confortevole e abbastanza ampio per tre persone,dato che ci sono i letti a castello: io adoro dormire in alto,o meglio,credo che mi piacerà finché non prenderò una caduta capo e noce rò cuollo[3] .

Sennonché,dopo aver visitato le cucine,Carlo ci informa che i nostri alloggi sono ubicati vicino al bar : pensiamo a qualcosa di spazioso,invece ,non essendoci i letti a castello,la stanza è piuttosto angusta; c’è solo uno scaffale e un cassettone. Carlo si schermisce: “Vabbè,ora è un po’ spoglia,ma vedrete,poi ci mettiamo un bell’armadio…”

Prontamente mi viene da pensare: “E si,quello ò spazio già è assai qua dinto…po’ ci manca puro l’armadio!!”[4] 

Rimaniamo un po’ da sole e cominciamo a bisbigliare cose tipo: “Vagliò,a me mi pare nà catacomba” [5] e “Qua a matina se ci azammo contemporaneamente facimo capo e capo” [6] .

Dopo un po’ decidiamo di recarci in spiaggia,perché il posto,tutto sommato,è davvero rilassante e incantevole. Carlo allora ci delizia con vari aneddoti sugli ospiti : “Sapete,c’è una signora tedesca che tutti gli anni viene qua,si mette in meditazione… e poi abbraccia l’albero di ulivo,perché dice che ne avverte l’energia..”.

Il tempo di appartarci ed Elisa esclama:

“Vagliò,allora qua venino in villeggiatura puro ‘e pacci!”[7] 

Nel pomeriggio siamo abbiamo raggiunto Nicole,Nadia e le altre ragazze nell’altra spiaggia,e poi ,dopo un po’ di foto e di cazzeggio sugli scogli,ci siamo spostate a Palinuro,dato che nel frattempo era venuto a piovere. L’umidità era ai massimi livelli,cosa alquanto deprimente visto che già viviamo nel cosiddetto “pisciaturo d’Italia” [8] ,e speravamo in un po’ di sole per dare un minimo di colorito ai nostri volti cadaverici…ma chi tò dà![9] 

Così abbiamo deciso di tornarcene a casa. Dopo aver chiesto un po’ in giro, ci siamo dovute passare tutte le montagne circostanti prima di ‘ngarrare[10]  dove fosse l’autostrada. La macchina filava ,ma sembrava troppo bello per essere vero...infatti dopo un’oretta Elisa indica un serpentone di macchine davanti a noi,che brilla nel crepuscolo. “Uh mamma,à visto?” e io: E come no,mi pare n’arbiro ‘e Natale…”[11] . Sono stata  non so quante ore a fissare le mucche al pascolo,come uno zombie;poi siamo rimaste bloccate in una galleria e c’era  una BMW che a momenti pigliava fuoco… il tutto condito da schiamazzi di sirene di ambulanze e polizia,che deve aver tolto un bel po’ di punti a parecchi guidatori.

Mi immagino la scena:


 

Guagliò,pè chell ch’e cumbinat ,nun putissi purtà manco ‘e scarpe…e ringrazia che mè trovato buono…puosi sulo quindici punti,jà…

 

Quindici punti..e cinco ll’ata vota..aggio perzo à patente!

 

[**] 

 


 [**]“Ragazzo,

per quello che hai combinato,non potresti portare neanche le scarpe…(figuriamoci la macchina, N.d.a.) . E ringrazia il cielo che mi hai trovato di buon umore…perdi solo 15 punti,su!”

 

“Quindici punti…e 5 l’altra volta…ho perso la patente!”

 



 [Traduzioni: 1]“Eh…io ho chiesto a 40 persone,e mi hanno spiegato 40 percorsi diversi!!!”

 [2]“E questo dove ci fa alloggiare,dentro le palafitte?!”

 [3]Rompendomi l’osso del collo

 [4]“Oddio,lo spazio già è quello che è qui dentro,poi ci manca anche l’armadio…

 [5]“ragazze,a me sembra una catacomba”

 [6]“Qui la mattina,se ci alziamo contemporaneamente dal letto,ci scontriamo con la testa”

 [7]“Ragazze,allora qui vengono in villeggiatura anche i pazzi!!”

 [8]Vaso da notte d’Italia,nel senso di luogo piovoso (Avellino, N.d.a.)

 [9]Niente da fare!

 [10] azzeccare

 [11]“E come no,mi sembra un albero di Natale…”




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martedì, 03 giugno 2008

COGNATI E ...PAPERE

 

Qualcuno di voi certamente ricorderà il post di quando l’ira di Pollopollo, visto che erano state uccise le sue amiche pennute,addusse infiniti lutti non agli Achei,ma alle nuove galline che avevano avuto la sfortuna di condividere per la prima volta il pollaio con lei. Poi,per fortuna,si è abituata e adesso filano d’amore e d’accordo: meno male per le galline, considerato che lei ha preso il caratterino dalla padrona, che sarei io. Comunque,me ne stavo bellamente davanti al pollaio a chiacchierare del più e del meno con la papera,che si era piazzata all’ombra della scala per ripararsi dal caldo opprimente,quando arriva mio cognato Antonio. Pollopollo lo sa che è un deficiente ,così subito hanno iniziato a litigare. Mò voi vi chiederete: “Ma come si fa a litigare con una papera?”. Ve l’avevo detto che a casa mia non siamo normali. In pochi istanti la situazione si è fatta subito incandescente,e non è degenerata solo perché Antonio,ad un certo punto,ha avuto il buonsenso di andarsene. Fortunatamente avevo con me il mio fido traduttore “paperese-italiano” ,così ho potuto seguire tutto l’alterco dal display.

 

“Che bella vita fai, sempe all’ombra,non fai mai niente”

“Fatti ‘e cazzi tui!”

“Ma pecchè,non è vero? Mangi a sbafo solamente…”

“Ah,e l’uovo chi ò fa,soreta?”

“Lassa sta a sorema che abbuschi”

“E tu ringrazia che sta à rete,sinò ti facevo verè io…”

“Ah,e fammi verè..”

“Non mi fa ncazzà che se mi azo ti scarrupo ò masonale ‘ncuollo”

“Ma viri che à fa…fa n’uovo,almeno!”

“Mò tò chiavo ‘nfacci,n’uovo!”

“Fai sulo sceneggiate…pari Mario Merola!”

“Ah,io faccio ‘e sceneggiate? Allora mammeta è nà bucchina!”

“Che cooosa?”

“Statti zitto,che non sai manco parlà! Non si capisce niente ‘e quello che dici! Cognatita parla à lingua soa,ma è ciento vote meglio ‘e te!”

“E certo…vui siti uguali!!!”. [*] 

E,offeso,se ne va. A questo punto intervengo io per sedare l’animo del mio beccuccio:

“Che c’è,Pollo! Chi è? Si è gonfiato tutto,il mio pollo fangoso… che c’è,a mammina? Ti ha fatto arrabbiare?”.

Lei sibila qualcosa che non capisco,prima di andare a bagnarsi il becco. Ma il mio traduttore è ancora acceso,e lo sguardo mi cade sul display,dove compare la scritta:

“Che parienti tieni…”.

 

 


 [* traduzione:]“Che bella vita fai, sempre all’ombra,non fai mai niente”
“Fatti i cazzi tuoi!”
“Ma perchè,non è vero? Mangi solo a sbafo …”
“Ah,e l’uovo chi lo fa,tua sorella?”
“Lascia stare mia sorella che le prendi”
“E tu ringrazia che c’è la rete,sennò ti facevo vedere io…”
“Ah,e fammi vedere..”
“Non mi fare incazzare che se mi alzo ti faccio cadere il pollaio addosso”
“Ma datti da fare… fai un uovo,almeno!”
“Ora te lo tiro in faccia,un uovo!”
“Fai solo scena…sembri Mario Merola!”
“Ah,io faccio scena?! Allora tua madre è una …!”
“Che cooosa?”
“Stai zitto,che non sai neanche parlare! Non si capisce niente di quello che dici!Tua cognata parla la sua lingua,ma è cento volte meglio di te!”
“E grazie…voi siete uguali!!!”.

 




jumpOnBoard... at 17:48

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martedì, 27 maggio 2008

L'Es,L'Io E... L'ELEFANTE

Ieri io ed Emy abbiamo iniziato a battere la tesina al computer: è incredibile,sembra nata ieri e a settembre già andrà al liceo…mah! Comunque,tra una battitura e l’altra mi alzavo perché non ne potevo più,e visto che non ho neanche la scusa di andare a fumare una sigaretta ,aprivo i mobili e masticavo tutto quello che trovavo, come un cammello. Arrivate a “La coscienza di Zeno” ,lo stomaco si è chiuso definitivamente (e meno male, direte voi) e tutto ciò che chiedevo era di farla finita sparandomi in vena una dose letale di cianuro. Poi siamo passate a Freud ,e lì sono iniziate le risate. Per allentare la tensione (e il sonno) mi metto a imitare Madonna che fa “Sigmund Freud…analyse this…”; Emanuela mi guarda con fare interrogativo “E che cazzo hai detto?” e io “Vabbuò,Emanuè,lassa perde”. Dopo un po’ di dettato,in un momento di abbacchiamento,fa “L’Es,l’Io…” ;io la guardo e dico “e ò Super Io,jà jà,jamm bella…”. Mi guarda come fossi un’aliena,dimenticando forse  che ,anni or sono,anch’io subivo la stessa trafila di “studio matto e disperatissimo” (ma nel mio caso,si disperavano solo i professori). “E tu come lo sai?”. La guardo offesa: “Ma guarda che à scola ci evo pure io!” . Così abbassa gli occhi sul  libro e fa “ Ma io non ho ancora capito che sono ,questi tre cosi,in realtà..” . Vorrei replicare: “A dì à virità, manco io…” ma mi esce un: “Aè…e come tò spiego? Vabbè, mò ti faccio un esempio. L’Es è quella cosa che pensa solo ai fatti suoi,l’Io gli rompe il cazzo e il Super Io si ‘ngrippa”. 

“Cioè?”

“Mò ti faccio un esempio più pratico. Muore un parente che non puoi vedere . Qual è la prima cosa che pensi?” .

Assa fa à Maronna,maggio levato à nanzi!

“Esattamente. Questo è l’Es. però non puoi far vedere in giro che sei contenta,perché la gente parlerebbe. Quindi interviene l’Io che ti ricorda che le convenzioni sociali impongono che,ad esempio,quando muore un parente devi piangere. Tu ti ritrovi tra due fuochi,e che fai?” e lei:  “Fai finta di piangere con tutto che non lo potevi vedere!”. Mia nipote ci riflette su un attimo e fa: “A’ zì,è vero! E allora ,il Super Io a che serve?” .

“Veramente nun l’aggio mai capito…io lo chiamo “quello che si fa ‘e ‘ngrippi”,però penso che non tutti lo hanno. Hai presente A. e D.,quelli che si vattino sempe cò tutti quanti?”

“E come no”

“Ecco,quilli mi sa tanto che tenino sulo l’Es…nun se ne fottino mai ‘e niente!”.

“E à nonna ,allora,tene sulo l’Io,che rompe ò cazzo rà matina à sera?”

Con questi illuminati e arguti discorsi che farebbero drizzare i peli sulle braccia di chiunque abbia un’infarinatura in materia,si è chiuso il capitolo sul padre della psicoanalisi(che a quest’ora si starà rivoltando nella tomba),e siamo passate ad altre materie,come due automi. A questo punto ho compreso appieno la frase di Teresa,quando la prof di Fisica finiva di spiegare : “Io non ci sto a capì nò cazzo,tra delta,quadrati,tunni…”. Prima di cena,per recuperare qualche neurone che ancora non si era disintegrato,frugo un po’ nelle cartelle del computer,tra i media del cel di Antonio,e ti trovo QUESTO. Mio cognato è un vigile del fuoco,e visto che le telefonate che arrivano in centrale adesso le registrano, eccovi questa esilarante chicca dalla caserma di Genova.



Un signore,preoccupato,telefona ai pompieri.

Vigili del fuoco!

Senta,buongiorno,e chiedo scusa per il disturbo…sono qua in via Mogadiscio…

Si…

…e dove abito io,qui c’è…un fiume. Abbiamo visto adesso,è come un elefante,ci sono dei porcellini dietro…ma è una belva,è proprio grande…

Un elefante con dei porcellini dietro?!?

Cioè…sembra un elefante,dalla grossezza…

Ma nel…ehm.. sta parlando del torrente Disanio?

No nel Disanio,cioè…in via Mogadiscio,sempre verso san Giuseppe…

Si…

E’ una belva gran…grossa!

Ma dov’è che vede questo elefante?

Ma nel fiume,nel fiumetto..c’è un torrentino,un ruscello.. via…

Eh…

Ci sono l’orti,ci siamo noi,a neanche a venti metri…

Non potrebbe essere un cinghiale grosso?

E’ un cinghiale,bravo,un…cioè,un cingh…io detto elefante,però è un cinghiale grosso…

Eh…benissimo!

Lo lasciamo li?

E cosa dobbiamo fare?!?

Non pote…cioè..ehm,boh…ci sono anche i porcellini dietro!!

Eh.. molto probabilmente sono i suoi cuccioli,cosa dice?!

E no…sa.. abbiamo paura,perché è proprio sotto casa…

Bah,guardi.. basta che non gli andate a grattare il naso,il cinghiale non fa nulla…

Ma di che zona sarà, questo qua,da dove è venuto? Perché tutta la notte i cani di Giorgio … perché c’è un genovese,qua…

Si?!

I cani,tutta la notte,stanno abbaiando,hanno abbaiato…

Eh, guardi.. diciamo che in quella zona lì ,come su tutti i monti intorno a Genova,di cinghiali ce ne son tantissimi.. quindi è facile vederli…con i cuccioli…

Allora,biogna lasciarlo stare?

Eh,ma ci mancherebbe altro! Dovete lasciarlo stare per forza!questo è grande come un elefante,ma…

Ecco,guardi,mi creda…come un elefante…

Eh,una ragione di più per lasciarlo stare,ma scherza,poi quando hanno gli elefantini dietro,son pericolosi…

E se vengono in casa,che succede?

Ma no,lei a che piano abita?

Primo piano!

Se,no.. basta che tenga la porta chiusa,non ci sono problemi…poi non vengono di sicuro a disturbarla…vanno a cercare…

Allora non chiamiamo più nessuno?

Eh,ma lei può chiamar chi vuole,ma tanto,cosa pretende che faccia,la gente?!

Prenderlo…

E poi?!

Non so.. io…

Ce lo mangiamo con le patate?! Cosa dice?  Stia tranquillo,guardi…

Ah,stiamo tranquilli?

Naturalmente…

Va bene… la ringrazio,allora…

Va bene,salve…




jumpOnBoard... at 16:40

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giovedì, 22 maggio 2008

HAPPINESS IS HOME

In questi giorni stanno succedendo cose un po’ strane. Domenica scorsa ero appena arrivata al lavoro,quando vedo un grosso elicottero fermo proprio sopra la mia testa. “Che cazzo vorrà?” ,mi son detta. Ora è toccato a casa mia: lunedì pomeriggio una libellula di colore bianco si è piazzata sopra casa mia ,come per fare delle foto, e lo stesso è accaduto il mattino dopo. Mamma dice che è perché abbiamo tinteggiato casa, ed ora il Comune crede che si tratti di una nuova costruzione. Che cazzata! Comunque,domenica sono finiti questi dannati lavori; non ne potevo più di impalcature,calcinacci e soprattutto dell’ingombrante presenza di MICUCCIO, mio zio Guido che presiedeva all’opera di tinteggiatura. Per carità,è una bravissima persona, e se ti serve un favore si butta pure nel fuoco;è sempre a disposizione,ma proprio per questo subire la sua presenza costante è una cosa altamente traumatica. A volte c’era anche PIRILLO ,suo fratello Enzo , che è più bonaccione e che probabilmente sarà fatto santo; e a completare la triade malefica mia madre, che quando ci sono i fratelli subisce una sorta di mutazione genetica,in puro stile Dottor Jackill/Mr Hyde. Se generalmente la petulanza della mia genitrice può essere smorzata con la frase “Mà,va ti corca”,se in casa c’è zio Guido la situazione non può che degenerare. Per fortuna sono rare le occasioni in cui tutto il clan si riunisce: i matrimoni,ad esempio, i cui inviti io declino sempre accuratamente per evitare inutili patemi d’animo e domande moleste. Nati durante il “baby boom”,i dodici fratelli,messi insieme,sono un qualcosa di apocalittico. Per fortuna sono un po’ sparsi tra Avellino,Roma e Livorno,ma trovano lo stesso il loro modo di comunicare; basterà telefonare a uno di loro e dire “Eh,ho saputo questa cosa, è un segreto… vabbè mò te lo dico,ma mi raccomando,non ti far scappare niente… psst…psst…psst” …puoi star certo che nel giro di 48 ore la notizia avrà raggiunto le coste andaluse. Se è vero che “buon sangue non mente”, devo aver preso da loro la mia vena pettegola. Purtroppo gli zii non sono tutti in vita,ma devo dire che incontrarli singolarmente è molto piacevole: come le sane famiglie d’una volta,spettegoliamo,rompiamo,ma ci vogliamo bene. Basti pensare che quando è morto il nonno,durante il funerale c’erano orde di persone solo tra figli,nipoti e pronipoti. Durante la cerimonia funebre il nostro parroco,Don Michele, nella sua tipica posa con gli occhi chiusi e le braccia volte al cielo,fa :

Un breve momento di imbarazzo,e dalle panche della chiesa provengono delle grida: “Undici!” “Dodici!”. Allora Pirillo,seduto in seconda fila,come se nulla fosse esclama: “AGGIUDICATO!”,manco stessimo presenziando a un’asta di Sotheby’s. Chiusa questa breve parentesi sul caro parentado,vorrei parlare della mia casetta che adesso è tutta colorata… che ve ne pare?


 




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lunedì, 19 maggio 2008

I'M A SLAVE FOR YOU

Stavo dormendo,uno di quei sonni agitati che seguono quelle giornate altamente stressanti ,quando ho fatto un sogno strano. Io avevo creato un blog per riunire tutti gli Splinderiani d’Irpinia ; poi,non so come,mi ritrovo con mia madre e una tipa sulla trentina che parlava con lei. E non come si parla di solito tra di noi, ma con tutti i crismi e i congiuntivi perfetti e frasi tipo “certo,la cosa è priva di fondamento”. Mia madre,ovviamente,non capiva una mazza; la cosa mi dava non poco fastidio, così,come nel libro di Marcello D’Orta, “mi sono tuccati i niervi dalla nervatura” e sono così sbottata: “Senta, è inutile che lei continui a parlare in questo modo perché mia madre non ha avuto la possibilità di studiare,a differenza sua. Quindi dovrebbe darsi una regolata e parlare un po’ come mangia”. La tipa non ha replicato, ma ha continuato a parlare con mia madre,stavolta però in dialetto: d’improvviso mi è risultata più simpatica,perché diceva cose tipo “Signò,mi scrivevino ‘e strunzate puro ‘ncoppa a Myspace!”. Io,a quel punto,colpita dalla trasformazione,ho iniziato a ridere, ma a ridere così forte che mi sono svegliata. Avrei bisogno di dormire,ma mi sento nauseata e nervosa, e non so come sfogare questa mia rabbia.

Ho scoperto che,quando penso male di una persona e ne scrivo, mi libero d’un peso.

Sono le 4 di notte,reduce da una giornataccia al lavoro,anche se la mattina non l’avrei mai detto,visto che,dato che c’era un posto vacante come lavapiatti,mi ero portata dietro la mia amica Alberta. Non so se l’ho detto,ma da un mesetto circa,a tempo perso,vado in un ristorante a lavorare in cucina ,dove mi occupo essenzialmente di verdure, fare le patatine e cose così. Fa schifo come lavoro,d’accordo,ma si guadagna in un giorno quello che guadagnavo prima in mezza settimana. Finora tutto era andato bene,perché l’ambiente è molto alla mano e si lavora tra una chiacchiera e l’altra. Ieri,però ,vado in cucina e scopro che Peppo,che di solito lavora con me,non c’è. Però tutto sommato è andato tutto ok,anche se l’atmosfera era decisamente sottotono. Poi è arrivato il dramma. Al piano di sopra ci sono altre sale che ospitavano due comunioni mentre giù si lavorava con gli ordini, ‘alla spicciolata’. Solo che giù a lavare i piatti c’erano Alberta e Felicia e sopra… solo Ala, il rumeno. Mah. Alberta ha paura di guidare sola,di notte,così eravamo d’accordo che avrebbe seguito la mia macchina. Così,anche se alle 17 avevo già finito,sono andata a lavare i piatti con loro,che erano ancora in alto mare.

La titolare,ovviamente,gongolava. Dopo mille peripezie,finalmente finiamo; stiamo andando via ,ma la mia amica Ely ci convince a cenare. Mentre mangiamo,la signora arriva e fa “ma voi siete venute con due macchine?”. Alla mia risposta affermativa,visibilmente delusa, mi fa che ‘se proprio la mia amica ha paura,allora devo aspettare un altro pò’,e se la porta di sopra ad aiutare Ala. Io,allibita e mortificata nei confronti di Alberta,vado di sopra  dove lei mi fa “Vai, se devi andare,non preoccuparti per me” … ma io mi sentivo in colpa,dopotutto ero stata io a trascinarla in quel casino.

Una parte di me era decisa ad andare via, mentre l’altra voleva aiutare la mia amica. Faccio per passarle dei bicchieri, e la signora subito prende la palla al balzo e fa “Isabbè, asciutta no poco stì posate” ; poi mi mette ad asciugare dei piatti. A quel punto ero livida; poco ci mancava che mi uscisse del fumo dalle orecchie , ed esco dalla stanza prima di esplodere in uno dei miei tipici attacchi isterici. La signora forse non vede il mio sguardo assassino mentre sparisco oltre la porta e fa “Ah,vai abbascio? E chiamami a … come si chiama?!” ,ed io replico ,sarcastica: “Eh, signò…come si chiama!!!”.

E me ne vado da Eleonora. La domanda sorge spontanea : “Perché non assumi più personale ,così ognuno fa il proprio lavoro e basta? E se ti faccio tre ore di un lavoro che non mi compete e vuoi che continui,mai sentito parlare di straordinario pagato?”.

La risposta è “Mi sa di no”.

 




jumpOnBoard... at 06:07

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